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Miliardi di dati, fantasia e ore di guida virtuale: viaggio nel simulatore Mercedes

Miliardi di dati, fantasia e ore di guida virtuale: viaggio nel simulatore Mercedes

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“Driver in the loop”, Race Planner e Metodo Monte Carlo: il video che spiega come funziona il simulatore che, dalla fabbrica di Brackley, aiuta gli ingegneri Mercedes al muretto dei GP di F1

Giulio Caronia

Come sviluppare e migliorare una macchina di Formula 1 in un’epoca in cui il regolamento vieta l’accensione dei motori fuori dai weekend di gara e riduce la durata delle sessioni di prove libere? Non servono maghi né intuizioni geniali, perché basta il sapiente utilizzo degli strumenti di simulazione. Un aspetto che tutti i team impegnati nel campionato considerano fondamentale, in una F1 che ha stravolto il paradigma del passato per cui, quando si voleva provare un nuovo alettone, bastava montarlo in macchina e percorrere centinaia di chilometri sul circuito più vicino alla fabbrica. Il concetto di base, in realtà, è rimasto pressoché identico, mentre a cambiare è stato tutto il contorno: all’asfalto, ai cordoli, agli avvallamenti del terreno, si sono sostituiti i monitor, i computer e una valanga di gigabyte. Ma le centinaia di chilometri si continuano a percorrere come prima e più di prima, almeno virtualmente. E a chi pensa che per avere un simulatore in fondo basti una Playstation e un po’ di spazio extra in salotto, ha risposto la Mercedes F1 aprendo le porte della sezione sim della factory di Brackley.

come funziona il sim mercedes

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L’obiettivo principe è ovviamente quello di rendere quanto più piccolo possibile il divario tra reale e virtuale. Per questo, oltre agli enormi monitor che permettono al pilota di avere un’ampia visuale sull’ambiente circostante, non mancano dei “trucchetti” per consentirgli di essere più facilmente a proprio agio: l’abitacolo, i pedali, il volante sono una perfetta replica del loro tradizionale “ufficio” nei weekend. “Costruiamo modelli nell’ambiente del computer – spiega il responsabile del team che si occupa del simulatore Mercedes, Ivo Marlais – in cui cerchiamo di rappresentare ogni differente aspetto della macchina. Ed è quando mettiamo tutto insieme che abbiamo una simulazione. Così facendo, riusciamo a guidare una monoposto in un ambiente virtuale senza mai essere scesi fisicamente in pista”. Il che comporta dei benefici notevoli, specie in una stagione in cui la durata delle prime due sessioni di prove si è ridotta da 90 a 60 minuti: è possibile, infatti, testare diverse configurazioni di assetto, permettere ai piloti di familiarizzare con traiettorie e punti di staccata (aspetto fondamentale quando, come nel caso del GP di Turchia, si corre su una pista poco conosciuta) e arrivare al venerdì già con le idee chiare sulle configurazioni di aerodinamica, sospensioni e motore da validare in pista.

mercedes e la rivoluzione 2022

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Un ruolo, quello del simulatore (che in Mercedes chiamano Dil, “driver in the loop” per intendere la necessaria presenza di un pilota per il suo effettivo funzionamento), ancora più determinante nell’economia di un team di Formula 1 se pensiamo all’imminente rivoluzione tecnica. “Solitamente – aggiunge Matt Wilkin, leader del gruppo di ingegneri del dipartimento simulazione Mercedes F1 – quando proviamo qualcosa in vista di un weekend, ci limitiamo a introdurre nel computer i dati delle componenti già presenti in garage. Se, invece, lavoriamo alla macchina dell’anno successivo, possiamo essere più… avventurosi. Cambiando i parametri, possiamo ad esempio testare il comportamento di una macchina con peso, dimensioni o persino potenze del motore totalmente diverse. In questo modo, è possibile provare monoposto molto differenti tra loro, valutare se la direzione intrapresa è quella giusta o se non vale la pena continuare a esplorare una certa strada. È così che abbiamo ideato il sistema Das (il volante “mobile” usato nel 2020 per cambiare in corsa la convergenza delle ruote anteriori e gestire al meglio le gomme, ndr)”.

un cervellone per la tattica mercedes

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Tutto qui? Neanche per sogno. Oltre al simulatore vero e proprio, quello usato dal pilota per provare le differenti configurazioni in pista, il team di lavoro della Mercedes dispone di altri due strumenti essenziali per leggere al meglio il weekend: da un lato c’è il Race Planner, un tool per scegliere la corretta strategia da adottare a seconda delle più disparate situazioni che possono verificarsi durante un GP; dall’altro, il “Metodo Monte Carlo”, un sistema di calcolo probabilistico estremamente complesso, che simula le possibili evoluzioni della gara a seconda del cambiamento di ogni variabile, come ad esempio l’eventualità che un rivale sorpassi o meno un pilota più lento davanti a sé. “Non guardiamo – dice Joseph McMillan, ingegnere addetto alle strategie – solo ciò che capita alla nostra macchina, ma analizziamo globalmente come si sviluppa la corsa e come possiamo influenzarla a nostro vantaggio. Il computer simula come si può evolvere un GP, e ogni piccolo cambiamento su ognuno degli aspetti considerati può produrre risultati molto differenti. Tra milioni di possibili simulazioni, noi cerchiamo di capire cosa potrebbe davvero accadere, cercando di incidere con le nostre scelte strategiche. Senza questi strumenti saremmo incapaci di visualizzare le variabili e di scegliere al meglio se fermarci o meno in un determinato momento o che mescola di gomme montare al pit per Hamilton o Bottas”.

i numeri del sim mercedes

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“Il simulatore mi piace – aggiunge Valtteri Bottas – perché mi aiuta a preparare al meglio il weekend. Mi abituo al tracciato, studio le traiettorie e i punti di staccata, ma faccio anche vari test sui possibili assetti da utilizzare. Per me e per il team, una sessione al simulatore è un po’ come una giornata di test privati. Oggi è fondamentale e anche la tecnologia ha fatto passi da gigante rispetto a 11 anni fa, quando ho iniziato come pilota di riserva in Formula 1”. Insomma, saranno anche “soltanto” computer ma al loro interno c’è un mondo di dati che necessita di un team dedicato in grado di decifrarli, tradurli, trasmetterli al muretto in tempo reale per provare a massimizzare i risultati in pista. Tanto per fare un esempio, il simulatore è in funzione per quattro giorni alla settimana, per circa 130 giri a sessione, in modo da coprire in ogni giornata di attività la distanza di oltre due gran premi. E i parametri da valutare? Da 4000 canali, corrispondenti ognuno a una singola componente della monoposto, l’ammontare di dati raccolti e da analizzare ogni settimana è di circa 100 giga. No, non è esattamente come la Playstation in salotto…

© RIPRODUZIONE RISERVATA

A. F1

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October 13, 2021 at 09:42AM

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